domenica 18 ottobre 2020

5 app musicali musicali da scoprire

Nell'infinito universo delle app che riguardano la musica ci limitiamo a scaricare sempre le stesse app mainstream: Spotify o iTunes per lo streaming player e la gestione di librerie musicali, e Shazam per rintracciare la musica in ascolto e conoscere tutte le informazioni necessarie per poter ritrovare il brano online.

Oggi dunque voglio parlarvi di 5 app musicali poco conosciute, adatte sia ai musicisti che ai semplici ascoltatori, che permettono di approcciarsi alla musica non dalla semplice prospettiva ricerca- ascolto, bensì attraverso l'interattività, il divertimento e la sperimentazione.

HUM



Il titolo di questa app, tradotto in italiano, come sostantivo significa "ronzio", mentre come verbo significa "canticchiare". Hum permette di salvare e riordinare testi e registrazioni per la creazione di nuove canzoni; collega le registrazioni ai testi in modo da poter lavorare su entrambi contemporaneamente; e inoltre permette di organizzare i testi e le melodie in base alla chiave, l'accordo e il mood.

COVE


Cove permette di creare musica strumentale da abbinare al proprio stato d'animo, per poi aggiungere questi piccoli imprint sonori in un diario privato interno all'applicazione.  L'app si basa sull'idea di terapia espressiva e ha lo scopo di aiutare le persone a esprimere le proprie emozioni in scenari stressanti in cui l'espressione verbale potrebbe non essere efficace. 

BANDFRIEND


Questa app presenta un nuovo modo di collaborare per i musicisti locali, offrendo loro una grande opportunità di suonare insieme, di creare una nuova band o anche di fare sessioni di studio insieme. L'app rileva la posizione e successivamente mostra i possibili match, dunque persone che condividono stesse o simili abilità, interessi e generi musicali. Anche se si è nuovo nell'apprendimento di uno strumento, l'app permette comunque di connettersi con gli altri per studiare e imparare lo strumento insieme. BandFriend ha anche l'integrazione con SoundCloud e YouTube che permette ai musicisti di mostrare il loro talento online e anche di guardare video e ascoltare canzoni di altri artisti nel tentativo di aiutarli a trovare il match perfetto.

LOOPIMAL

Loopimal è un app pensata per i bambini, ma d'altronde può essere usata da tutti per comporre semplici brani musicali, proprio come se stessimo usando una loopmachine. Nel mondo di Loopimal ci sono dieci animali ed ognuno suona come uno strumento elettronico, si possono scegliere uno, due o quattro animali contemporaneamente e fargli suonare la sequenza di suoni che vogliamo.

MUSYC


Musyc è un’app musicale innovativa e divertente che trasforma ogni tuo tocco in musica. Non servono tastiere né partiture: basta disegnare forme e ascoltare il brano mentre i suoni rimbalzano sullo schermo. Puoi creare musica con i 64 strumenti (suddivisi in 16 gruppi) creati e prodotti dallo studio musicale "Fingerlab", e scoprire i nuovi tool fisici e musicali disponibili in Musyc.


See you the next song!

mercoledì 30 settembre 2020

Wake me up when September ends

«Oggi è l’ultimo giorno del mese di settembre … è tempo di svegliare Billie Joe Armstrong!» dice uno dei tanti meme che ogni anno ricompaiono sui social, riferendosi alla canzone Wake me up when September ends (2005) dei Green Day. In realtà c’è poco da scherzare, poichè il significato della canzone è molto triste e riguarda la scomparsa del padre del frontman.

L’uomo morì di cancro all’esofago nel settembre 1982, quando Billie aveva solo 10 anni. Ci sono voluti molti anni prima che Billie riuscisse ad affrontare davvero il lutto e a dedicare una canzone al genitore. La canzone parla della perdita dell’innocenza, perché quando un bambino perde una figura importante nella propria vita è costretto a crescere più in fretta del previsto, invece il titolo è proprio ciò che egli disse alla madre mentre era chiuso in camera sua a piangere durante il giorno del funerale.

All’interno del testo , il verso “Seven years has gone so fast” ricorda che a sette anni dalla morte del padre, nacquero i Green Day, mentre il verso “Twenty years has gone so fast…" commemora i venti anni trascorsi dalla morte del padre. Il videoclip non combacia con la storia autobiografica del cantante, ma racconta di una storia d’amore che ha come sfondo la guerra in Iraq, dato che il brano fa parte dell’album “American idiot”, un album in cui si evince chiaramente la critica rivolta alla società americana, alle scelte politiche, alla guerra e alla forte influenza mediatica che molti cittadini subiscono passivamente. Inoltre, visto che fa riferimento al mese di Settembre, negli Stati Uniti è associata anche all’attentato alle Torri Gemelle, che come sappiamo è avvenuto l’11 Settembre 2001.

Quest’anno è stato Billie Joe a pubblicare un post con un riferimento alla canzone: negli Stati Uniti è tempo di elezioni e il frontman della band ha utilizzato il titolo del pezzo per invitare gli americani a non dormire in questo periodo, ma ad andare a votare, scrivendo “Wake Up and Register to Vote”. “La canzone dice ‘svegliami quando settembre finisce – si legge nel post – ma io prego tutti voi di svegliarvi adesso e di andare a votare […] è urgente. Questa è un’emergenza nazionale. Dobbiamo essere ben svegli da settembre fino al 3 di novembre!”.


https://www.instagram.com/p/CEm6dY5l234/?utm_source=ig_web_copy_link


 


lunedì 21 settembre 2020

Grandi musicisti a Londra

Dopo due anni di pausa rieccomi qui a scrivere di musica!

Vorrei riprendere da dove mi ero fermata, ovvero ottobre 2018, quando sono andata per la seconda volta a Londra. La prima volta ho fatto il classico giro turistico visitando i monumenti, i musei e i quartieri più famosi; la seconda volta sono ritornata con piacere in molti posti che già avevo visto ma volevo visitare di più, vedere i posti più nascosti, scoprire tante altre cose di questa città meravigliosa. Quindi, come è mio solito fare, ho cercato su internet degli itinerari alternativi, appuntandomi tutti i nuovi posti che avrei voluto visitare, di cui tre sono legati alla musica.

Dai Beatles ai Rolling Stones fino ai Pink Floyd e Amy Winehouse, Londra ha fatto da sfondo al successo di decine di artisti entrati nella storia del pop e del rock. Sono tantissimi i luoghi a Londra che raccontano storie e aneddoti di leggende della musica, purtroppo poco il tempo per visitarli tutti.

Al numero 1 di Logan Place (Kensington) c’è la famosa Garden Lodge, la lussuosissima casa che Freddie Mercury acquistò all’apice del suo successo, in cui visse fino alla morte quando la lasciò alla amica e per alcuni anni compagna Mary Austin. La casa purtroppo non è visibile dalla strada perché è circondata da un alto muro, ma è riconoscibile da una porta d’ingresso (protetta con un vetro dagli atti di vandalismo) su cui è riportato il nome “Garden Lodge”.


Berwick Street, nel quartiere di Soho, è la strada fotografata nella copertina del secondo album degli Oasis: “(What's the Story) Morning Glory?”. 
Per illustrare la copertina la band scelse l’agenzia Microdot Sleeve di Brian Cannon, che già aveva realizzato l’artwork dell’album di debutto. A differenza della cover del primo LP, che raffigurava l’interno di un’abitazione, la foto di copertina di “(What’s the Story) Morning Glory?” doveva rappresentare l’indole urbana del disco.



              (1995)                                                                     (2018)

Gli Oasis girovagarono per intere settimane alla ricerca della location perfetta, alla fine la scelta cadde su Berwick Street per due motivi:  le attività commerciali che vi si affacciavano erano (e vi sono ancora) maggiormente un negozio di dischi, tra cui Reckless Records e Sister Ray; inoltre, la strada che interseca Berwick Street si chiama Noel Street. Le due persone presenti nella foto non sono i fratelli Gallagher, ma sono Brian Cannon (di spalle) e il dj Sean Rowley. Per diverse ore Brian e Sean camminarono avanti e dietro, stando attenti a schivare i furgoni della frutta che passavano continuamente per l’allestimento del mercato ortofrutticolo, mentre Spencer Jones scattava le foto. Il servizio iniziò alle 5 del mattino e si concluse intorno alle 8:00 e delle circa trenta foto scattate a diventare la copertina dell'album fu la prima foto ad essere scattata. 

Infine non poteva mancare Abbey Road. Da anonima strada di Londra, è diventata nel 1969 tappa fissa dei fan dei Beatles, quando il fotografo Ian MacMillan decise di scattare una foto dei quattro membri della band che attraversavano le strisce pedonali. L’iconico scatto divenne poi la copertina del 12° album dei Beatles che prende il nome della strada e contiene capolavori come Come Together, Here comes the sun e Something. Abbey Road è stata nominata luogo protetto dall’English Heritage e ospita lo studio di registrazione Abbey Road Studios (ancora oggi attivo).



( Ed ecco il mio misero tentativo di riprodurre lo scatto cercando di non farmi prendere dalle macchine)






See you the next song!

lunedì 24 settembre 2018

Urban Strangers / U.S - Recensione


Tienimi pronto a decidere, non posso respingere ciò che mi resta da scrivere” è il verso con cui si apre U.S., il terzo album degli Urban Strangers, il duo elettro-pop campano che ha partecipato alla 9° edizione di X-Factor.  Dopo 2 album (Runaway e Detachment) scritti interamente in inglese, Alessio Iodice e Gennaro Raia compongono 10 canzoni in italiano, un approdo naturale per loro al quale però sono arrivati non senza i dubbi e le paure di chi sta per affrontare una nuova sfida, come viene raccontato nel 1° brano “Non So”. Cambia la lingua e cambiano i temi, si tratta di un album più romantico rispetto al precedente, ma di un romanticismo in senso ampio: l’amore, l’affetto e la preoccupazione non soltanto verso la propria compagna o il proprio compagno, ma soprattutto nei confronti della famiglia e degli amici. Il tema della fiducia è presente in quasi tutti i brani nelle sue diverse sfaccettature: l’incapacità di fidarsi dell’altro, al contrario, la volontà di affidarsi all’altro ed infine la sicurezza di poter essere qualcuno su cui contare. Ma non cambia lo stile: una continua ricerca di suoni che rendono la loro musica “internazionale” e di parole che non risultano mai banali.
Seguendo la tracklist il 2° brano che troviamo è “Lasciare Andare”: un pezzo con influenze Funky e quindi più dinamico, che si può leggere come un invito a conoscere un po’ meglio chi ci sta attorno, evitando di dare giudizi affrettati.
Quasi come il continuo di una frase “Non So” “Lasciare Andare”, ecco che arriviamo al 3° brano “I sensi e le colpe”. Ritornano ad una sfera più intima, parlando di una storia che evolve, in cui inizialmente si ricordano le piacevoli sensazioni di un tramonto insieme ma poi arriva il punto in cui ci si sente in colpa per quel qualcosa che è andato storto e che porta quasi ad un irreparabile fine. Il brano sembra finire al minuto 4.18, ma sono fondamentali gli ultimi 28 secondi di sola musica che ci trasportano in una dimensione onirica.
4° brano “Unico Ricordo”: i grandi protagonisti di questo brano sono la chitarra acustica e il silenzio che mettono in risalto le loro capacità vocali e di armonizzazione, qualità da sempre apprezzate dal pubblico sin dai tempi di X-Factor.
Il 5° brano è “Stare Calmo”, anch’esso romantico, caratterizzato da suoni ricercati ma non eccessivi che in connubio con la voce ti immergono in un racconto, creano un’atmosfera molto intima e confidenziale.
Immaginate ora di essere in una discoteca anni ’80, la sala è buia e illuminata solo dalle luci stroboscopiche blu e viola. Ed ecco che parte “Nel mio giorno migliore” e siete trascinati dal suo ritmo incalzante in cui è inconfondibile il suono della tastiera. Sembra di essere trasportati in un’altra epoca … ”nello spazio dove il tempo non mi pesa mai”.
Non andrò via “ è il 7° brano nell’ordine della tracklist, ma il 2° singolo che ha anticipato l’uscita dell’album. La canzone parla delle responsabilità che si hanno nei confronti della propria famiglia quando si cresce e si diventa adulti, della presa di coscienza del cambiamento e quindi del ruolo che si assume nei riguardi dei genitori. Nel video (Non andrò via - Urban Strangers) ci sono dei ragazzi che corrono bendati, alcuni si fermano per strada e gli unici due che sono arrivati alla fine della corsa sono quelli che si sono fidati l’uno dell’altro.
Nell’8° brano, “Sono io?”, si riprende la tematica elettronica, accompagnata da accordi di piano di fondo che portano avanti la melodia. Nei temi molto vicino all’album precedente “Detachment”, un continuo porsi domande sul chi si pensa di essere, come si appare alla società e cosa la società si aspetta da noi. Interessanti sono le voci distorte di sottofondo che enfatizzano il senso di confusione.
Crisi astronomiche” è un titolo che attira subito quanto la canzone. Si parla di crisi generazionali, un senso di disagio che accomuna un po’ tutti i ragazzi della loro età, nel rapporto con se stessi e con gli altri. La voce leggera simula una calma apparente e la musica dal ritmo incessante cela l’agitazione e le ansie personali.
Ultimo brano ma non per importanza: “Tutto Finisce”. La canzone dal titolo iconico è caratterizzata da un sound molto vicino alla musica trap, ma completamente distante dai temi di quest’ultima.
Ascolto gli Urban Strangers e ho assistito a più di un concerto loro da ben 3 anni. Mi piace la loro musica non solo perché è originale come la musica di pochi altri artisti in Italia, sono capaci di raccogliere le influenze di generi anche opposti tra loro come Hip Hop e musica ambient, con venature a volte pop e a volte funky, una solida base elettronica e soprattutto la costante unplugged  per creare appunto un sound unico; ma soprattutto perché nei loro testi mi ci sono spesso ritrovata, essi si pongono continuamente domande in un mondo in cui è effettivamente difficile trovare delle certezze.
Bene, se siete arrivati fin qui ora non vi resta che fare una sola cosa: andare su qualsiasi piattaforma musicale (Spotify, Deezer ecc.), premere PLAY e lasciarvi trasportare dalla musica degli Urban Strangers.


Un ringraziamento speciale a Maria che mi ha supportato nella descrizione tecnico-musicale.

domenica 12 agosto 2018

Rose, Vino e Jazz


Da perfetto copione di un film, l’apoteosi di un appuntamento romantico è un piccolo ristorante con pochi tavoli, luce soffusa, buon vino ma soprattutto ottima musica. Un jazz leggero, di sottofondo, che lascia lo spazio a piacevoli conversazioni; uno smooth jazz come quello che ci propone Mario Simposio nel suo album “Bread, Wine and Roses”.
Dopo essersi affacciato alla finestra del jazz nel 2015 con l’EP “Un Simposio in Jazz”, Mario Manzi, in arte Mario Simposio ritorna sulla scena musicale il 14 maggio 2018 con l’album “Bread, Wine and Roses”, prodotto da Sonora Record e distribuito da Impronte Sonore.

In un caldo pomeriggio di agosto ho avuto il piacere di fare quattro chiacchiere con Mario per conoscere meglio il suo progetto musicale.

Da sempre il jazz è considerato un genere d’élite, poco diffuso dai mass media come radio e televisione. Come ti sei avvicinato a questo genere e perché hai scelto Simposio come nome d’arte?
Suono la chitarra da quando ero un ragazzino e i miei generi preferiti erano il rock e il rhythm & blues, da li poi sono passato ad ascoltare il blues ed infine il jazz, prendendo ispirazione da grandi musicisti come West Montgomery e George Benson. Inoltre, prima di inoltrarmi in questo progetto da solista facevo parte di un gruppo, gli ODISSEO 23, con i cui facevo reinterpretazioni in chiave jazz, blues e bossa nova di pezzi napoletani, italiani e stranieri.
Per quanto riguarda il nome, ho scelto Simposio perché volevo desse un’idea di una musica di sottofondo, non un’esibizione dominante da concerto. Il progetto deve dare sempre il senso del bere assieme, della serata, del momento in cui ci vuole un sottofondo che non deve essere pesante. Infatti cerco sempre di mantenermi su volumi medi per non essere invasivo … altrimenti finisce il simposio!

Appunto, la serata romantica è quello che traspare sia dalla copertina che dal titolo “ Bread, Wine and Roses”. Come si articola questa serata secondo la tua musica?
Essendo un simposio il mio progetto, ho cercato di descrivere tutti i momenti tipici di una cena romantica. L’album infatti si apre con Fun che è un pezzo dinamico, allegro, che indica l’inizio della serata in cui si comincia a chiacchierare; e si chiude poi con una classica ballad jazz, The Last Glass of Wine, che riprende l’immagine della copertina: gli ultimi pezzetti di pane con il vino, il bicchiere semivuoto e le rose che danno l’idea del finale della cena romantica. Nel mezzo ci sono tanti brani che alternano momenti più tranquilli a quelli più briosi. 

Nel disco si sente molto la nota blues, soprattutto in Blues Dialogue, che vede la partecipazione di Myhoo. Di che tipo di dialogo si tratta?
Si tratta di un blues classico, sembra quasi un pezzo di BB King. È un pezzo in cui ho pensato di dialogare con un artista che ha uno stile diverso dal mio, essendo lui principalmente un cantautore. Quindi ho deciso di fare questo botta e risposta in cui nell’ultima parte suoniamo alternati. È un modo diverso di approcciarsi allo stesso genere che è il R&B da parte di due chitarristi che vogliono essere complementari in questo pezzo, non proprio così opposti.

"Bread, Wine and Roses" si presenta come un album fatto da brani eterogenei, che mettono in risalto le capacità di Mario Simposio di passare con disinvoltura dalla classica ballad jazz a sonorità folkloristiche e gipsy. Un simposio di suoni che accompagna gli innamorati. 



mercoledì 1 agosto 2018

Il Museo dei Suoni in Via d'Estinzione


Te lo ricordi il sibilo di un modem analogico o il suono di una videocassetta che si riavvolge? I tempi cambiano e quelle piccole cose che una volta erano parte della nostra vita quotidiana sono diventate improvvisamente trascurabili. Per i nostalgici dei suoni della propria giovinezza, è una sorta di sicurezza sapere che si possono riascoltare al "Museo dei Suoni in Via d'Estinzione" (The Museum of Endangered Sounds), un sito internet che si occupa di preservare quei suoni che pensavamo non avremmo mai più potuto risentire.
Tutto nasce da un viaggio in auto. Il fondatore del sito, Brendan Chilcutt, era fermo ad un semaforo e l'unico suono che percepiva era il ticchettio di qualcuno che stava digitando un messaggio sul suo smartphone, questo gli ha fatto riflettere sul fatto che la nuova tecnologia è sempre più silenziosa. 
Affezionato alla sinfonia di accensione di Windows 95, alla suoneria dei primi telefoni Nokia, a tutti quei suoni e rumori che hanno caratterizzato la sua infanzia e adolescenza, ma soprattutto per paura di dimenticare questi ultimi decide di aprire nel 2012 un museo virtuale dei suoni. 
 Il sito è attualmente visitabile e si possono ascoltare ben 33 tracce, inoltre vi è una breve presentazione del museo in basso nel sito in cui Brendan invita chiunque a contattarlo nel caso in cui volesse arricchire la sua collezione di suoni. 



See you the next song! 

mercoledì 18 luglio 2018

Farcisentire Festival 2018

I pendolari dell'area vesuviana ormai ci hanno fatto l'abitudine ai disagi della Circumvesuviana e proprio perché quest'ultima è il setting di questo articolo ... non poteva che uscire in ritardo!
Ma alla stazione della Circumvesuviana di Scisciano, da ben 13 anni, nel mese di luglio c'è un appuntamento puntuale: il Farcisentire Festival!

Organizzato dall'associazione Arcifelix, il Farcisentire si può definire un festival della musica "indie", inteso nel senso originario del termine ossia "indipendent", fuori dall'orbita delle grandi industrie musicali. Infatti sin dalla prima edizione sono saliti sul palco di Scisciano cantanti come Motta, Marlene Kunz, Marta Sui Tubi, Gnut, Pertubazioni: artisti all'epoca emergenti e che ora hanno un discreto successo a livello nazionale.
Quest'anno tra gli headliner dei tre giorni c'erano: Colapesce (6 luglio), Pinguini Tattici Nucleari (7 luglio) e Galeffi (8 luglio).
Io ho assistito al concerto del 7 luglio, per cui vi parlerò dei Pinguini Tattici Nucleari e delle altre due band che si sono esibite durante la serata, gli Ephimera e i Dunk.

I primi ad esibirsi sono stati gli Ephimera, band avellinese di stampo rock che porta sul palco brani tratti dall' EP "Shhh" pubblicato nel 2012 e dall'album "Ora o mai più" del 2017. Amore e rabbia sono i sentimenti che si percepiscono dalla voce tagliente della frontwoman Serena Iarrobino.

Subito dopo salgono sul palco i Dunk. Il supergruppo formato dai fratelli Ettore e Marco Giuradei Voce e Chitarra, Tastiera) insieme a Luca Ferrari (Batteria) dei Verdena e Carmelo Pipitone (Chitarra) dei Marta Sui Tubi,è originale non solo nel sound e nei testi ma anche nella postura scenica. Infatti Carmelo e Marco, le due chitarre, erano posizionati l'uno di fronte all'altro ai lati del palco, lasciando al pubblico un'ampia visione della batteria e della tastiera. Un'ora di punk rock intenso, virtuosismi di chitarra e batteria, e testi cantautorali ermetici.

Per finire, i Pinguini Tattici Nucleari scatenano il pubblico di Scisciano. Gli irriverenti ragazzacci di Bergamo possono essere considerati i degni eredi degli Elio e le Storie Tese; i loro testi ironici e talvolta pungenti spaziano tra generi diversi come il pop, il folk, il rock e il raggae. I ragazzi interagivano spessissimo con il pubblico, creando tra una canzone e l'altra sketch inverosimili, come quando hanno chiesto al pubblico di accovacciarsi per terra per poi esplodere saltando "perchè lo abbiamo visto fare agli Slipknot" oppure quando hanno cominciato a cantare le canzoni della chiesa versione rock. Senz'altro un gruppo che ha fatto divertire molto, ma del quale non si può non tener conto soprattutto dell'alta qualità tecnica e di scrittura. 

Conoscevo l'esistenza di questo festival già da qualche anno, ma questa è stata la prima volta a cui vi ho assistito. Di sicuro ci ritornerò volentieri anche gli anni prossimi e consiglio anche a voi di andarci sia per conoscere nuova musica (oltretutto gratuitamente perché l'ingresso è libero) sia per la piacevole location con stand culinari e merchandising allestiti ad hoc per l'evento.  

See you the next song!

domenica 24 giugno 2018

Lettera a Cesare Cremonini

                               
                                                               

                                                 Roma, 23 giugno 2018, ore 00.00

Finalmente è arrivato questo concerto, lo aspettavo da tanto tempo, da quando avevi in mano solamente una lettera, due rose e una canzone ancora da scrivere. E gli anni sono passati ma tu ci sei sempre stato, in quei momenti in cui sentivo le ali sotto ai piedi e in quelle notti in cui non vuoi dormire, e più lo chiami e più Morfeo dice non ce n'è. Tu lo sai che non è facile avere a che fare con me, l'hai capito subito che l'occhio ride ma (m)i piange il cuore e allora hai detto << piangerai, oh altroché, ma dopo un po' la vita ti sembrerà più facile e così fragile, ricomincerai>>. Ma io, pessimista cronica come sono, non ti ho dato subito retta e pensavo a quanto si possa essere ipocriti nella vita ... "tutti col numero 10 sulla schiena e poi sbagliamo i rigori"; ma tu ancora hai insistito e mi hai detto di non arrendermi poiché anche quando poi saremo stanchi troveremo il modo di navigare nel buio, e di non preoccuparmi perché domani sarà un giorno migliore ...vedrai
E dopo aver affrontato tante battaglie, soprattutto contro me stessa, finalmente ho capito che per quanta strada ancora c'è da fare amerai il finale. Mi luccicavano gli occhi e sentivo le farfalle nello stomaco nel sentire la tua voce e vederti dal vivo in questa serata semplicemente POETICA. Ma ancora non capisco come mai continui a dire che poi succede che ci sentiamo bene senza nessun perché. Io forse lo so il motivo per cui mi sento bene ... perché la marmellata, quella che mi nascondevi tu, l'ho trovata!

GRAZIE CE.

sabato 9 giugno 2018

Jam Music School: il piacere di suonare.


Sono sicura che, nella vostra canzone preferita, quando arriva il momento dell’assolo di chitarra, batteria, sassofono o qualsiasi strumento esso sia, fate finta di suonare con la stessa passione che ci metterebbe il musicista. Chissà come sarebbe riuscire a riprodurre alla perfezione quel suono …
È scientificamente provato che sono tantissimi i benefici che apporta lo studio di uno strumento musicale, ad esempio suonare aiuta il cervello a lavorare velocemente e su più cose contemporaneamente, favorisce la creatività e l’espressione personale e riduce lo stress. Per spiegarvi invece quali sono le sensazioni che si provano quando si suona uno strumento, mi sono fatta aiutare da chi davvero suona uno strumento: gli alunni della Jam Music School di Pomigliano D’Arco (NA).
La Jam Music School opera nel campo della didattica musicale da più di dieci anni e grazie al lavoro di un corpo docenti selezionato offre corsi di chitarra, canto, batteria, pianoforte, basso e musica d’insieme, che vanno dal livello base, per chi si avvicina per la prima volta allo strumento, fino al livello avanzato.
In occasione del concerto che la scuola organizza ogni anno alla fine dei corsi, ho avuto il piacere di intervistare i protagonisti di questo evento, gli studenti della scuola, i quali hanno espresso le loro sensazioni ed emozioni nel suonare uno strumento e hanno dato consigli a chiunque voglia avvicinarsi al mondo della musica.





martedì 29 maggio 2018

Jova Monkeys

Sabato 26 maggio. h 7.30 : Sveglia, faccio colazione, mi lavo, mi vesto e vado a lavoro. h 12.49: treno Nola-Salerno, 10 minuti di ritardo e un panino veloce per pranzo. h 14.00: treno Salerno-Eboli, 2 ore di ritardo. Ripeto: 2 ORE DI RITARDO. h 16.30 : arrivo al Palasele, piantone fisso in fila per non perdere il posto, altre 4 ore di attesa. h 21.00 inizio concerto. h 00.00 fine concerto. Bonus: imbottigliamento nel traffico per 1 ora. h 2.30 : letto.
Domenica 27 maggio. h 7.30 : Sveglia. h 8.30 : circumvesuviana Marigliano - Napoli. h 10.00 : pullman Napoli - Roma. Pomeriggio tranquillo, Roma è sempre bellissima da visitare. h 19.30 : arrivo all'Auditorium. h  21.30 inizio concerto. h 23.00 fine concerto, kebab e birra.
Stanca? Sì, ma lo rifarei altre 1000 volte!

Come avrete capito dalla mia breve telecronaca, questo weekend sono andata a vedere ben 2 concerti: sabato quello di Jovanotti e domenica quello degli Arctic Monkeys.
Due concerti ai poli estremi dell'unica linea che li accomuna, la musica.

Partiamo dal concerto di Jovanotti. Il setting era ad hoc per uno spettacolo mozzafiato: al soffitto erano appesi una serie di lampadari enormi; alle spalle della band c'era un maxi-schermo su cui venivano proiettate continuamente immagini, video e frasi; il palco era a forma di T, così che lui poteva correre, saltare e ballare tra la gente nei pezzi più energici. Dal look sgargiante, coinvolgente, instancabile, implacabile, Lorenzo Cherubini a 51 anni ha ancora energia da vendere. Ricordiamoci anche che è stato uno dei primi a portare l'Hip Hop in Italia negli anni '90 e ancora oggi rappa da paura. Non sono mancati i momenti romantici di "A Te" e "Chiaro di luna", dove una luce illuminava solo il cantante e la sua chitarra, ed era difficile trattenere le lacrime. Momento clou dello spettacolo: la parte orizzontale del palco si è alzata al di sopra del pubblico, roteando di 90° è diventata un ponte per raggiungere la postazione per il DJ set . Insomma 3 ore di puro divertimento.

              
Continuiamo con gli Arctic Monkeys. Il nuovo album, uscito circa 2 settimane fa, ha suscitato molto scalpore: "Tranquillity Base Hotel & Casino" è un disco che si distacca molto dallo stile post punk e indie rock dell'ultimo album "AM" (2013). Ci sono voluti ben 5 anni per avere il coraggio di cambiare e sperimentare nuove sonorità lontanissime da quelle a cui eravamo abituati. Le atmosfere lounge dark e bohemiennes di questo nuovo album hanno bisogno di più di un ascolto per essere apprezzate appieno. La mia paura era quella che la resa live fosse deludente e invece " Four out of Five" come brano iniziale era ammaliante, ancora vicino ai riff ipnotici dei brani di AM  ma aveva già il sapore del tema spaziale che accompagna l'intero nuovo album. L'allestimento minimal ricordava le forme geometriche della copertina di TBH&C ed era una perfetta cornice per la rock band che pur ben radicata negli anni 2000 , guarda al passato e prende ispirazione dagli anni '70. Il raffinato charme inglese degli Arctic Monkeys si sposava alla perfezione con il mix di brani vecchi come "Arabella", "R U Mine " e "Do I wanna know?" in cui la chitarra elettrica la faceva da padrona e brani nuovi come "One Point Perspective " e "American Sports" in cui il pianoforte era lo strumento privilegiato. In ultimo ma non per importanza il frontman dalla voce impeccabile, Alex Turner, a metà tra il canto e la recitazione, vestiva i panni del crooner ed era una calamita per gli spettatori. 




Non c'è esperienza più bella che andare ad un concerto, cantare a squarciagola le canzoni, sentirsi vivo. 

See you next song!

giovedì 10 maggio 2018

Chi è Liberato?


Un mix di napoletano e inglese (come già faceva 30 anni prima Pino Daniele), beat accattivanti e la città di Napoli come setting dei suoi video sono gli ingredienti salienti che contaddistinguono il cantante hip hop incappucciato: Liberato. 
Ci sono decine e decine di siti web e music magazine che cercano di dare un volto al misterioso cantante, di creare un nesso tra le sue canzoni e di interpretare il suo progetto. C'è chi ha un nome preciso e chi pensa invece che ci siano 3 Liberato che si interscambiano; alcuni pensano che l'ultima canzone corrisponda al primo episodio della storia andando a ritroso fino alla prima canzone, altri, al contrario, hanno collegato le canzoni in un andirivieni di prequel e sequel, un po' come la saga degli X-Men. 

Ma qual è la verità? ... Non lo so!

 Posso solo dirvi che sono andata al concerto alla rotonda Diaz, ero un po' lontana e vedevo a malapena il palco ricoperto dal fumo. C'erano 3 persone ma non capivo bene chi cantava o se c'erano differenze nella voce tra un brano e l'altro. Mi sono lasciata andare, ho cantato, ballato, urlato, mi sono divertita. Chi mi conosce non avrebbe mai pensato che possa essermi piaciuto un concerto del genere. E invece sì! Non avevo alcuna intenzione di scoprire chi fosse Liberato, volevo solo godermi il concerto. In realtà non mi interessa neanche tanto sapere chi sia, perché alla fine quel che conta è la musica. Sapere l'identità del cantante è un valore aggiuntivo a ciò che le canzoni dicono da se. Penso che oltre all'obiettivo superficiale di Liberato, ossia quello di aumentare la curiosità delle persone attraverso l'anonimato e l'uscita di singoli non preannunciati, si possa scovare un messaggio più profondo, cioè quello di apprezzare le canzoni aldilà del cantante.


See you the next song!

Le origini di Carol of the Bells

  Per molto tempo ho creduto che Carol of the Bells fosse un tipico canto natalizio americano, nato tra le atmosfere radiofoniche degli ann...