domenica 25 settembre 2022

Smell Like Teen Spirit - Nirvana

E' il 1991 e i Nirvana pubblicano il loro primo album intitolato Nevermind, che in italiano significa "non importa", un espressione che ben descrive il disagio sciale in cui si riconoscevano gli adolescenti e giovani adulti che ascoltavano l'allora nascente genere musicale e culturale: il grunge. 

In questo album vi è una delle canzoni simbolo del grunge ovvero Smell Like Teen Spirit. Il singolo, scritto da Kurt Cobain, Dave Grohl e Krist Novoselic, arrivò subito in vetta alle charts americane e decretò il successo internazionale della band. Ma vi siete mai chiesti di cosa profuma (o puzza, a seconda dell'interpretazione) uno "spirito adolescente"? Di deodorante! Uno di quei deodoranti dal profumo forte e nauseante che andava di moda negli U.S.A. durante gli anni '90. 

L'origine del titolo è alquanto bizzarra: si narra che Kathleen Hanna, leader delle Bikini Kill, amica del cantante dei Nirvana, scrisse con della vernice spray "KURT SMELLS LIKE TEEN SPIRIT", imbrattando i muri della camera d’albergo di Cobain con l’intento di ridicolizzarlo, e rinfacciargli di non essere ancora un uomo, ma soltanto un ragazzino “puzzoloso” dopo aver trascorso una notte con lui. 

Gran parte del fascino della canzone è da attribuire al testo. Lungo tutto il brano, Kurt mugugna e biascica i versi, quasi come a voler aggiungere un senso di ambiguità, mistero e sofferenza alla traccia, e forse era proprio questo l'intento della band. Nel ritornello, urlato come se si volesse dare sfogo alla rabbia, troviamo una serie di parole (mulatto, albino, mosquito, libido) che non hanno una connessione logica tra di loro, ma sono state messe insieme per assonanza; mentre nel terzo verso (“And I forget just why I taste/ Oh yeah, I guess it makes me smile/ I found it hard, it’s hard to find/ Oh well, whatever, nevermind.”) il leader della band sembra parlare della sua dipendenza dalle droghe. L'aspetto musicale è anch'esso fondamentale: l'assolo di chitarra verso la fine della canzone imita la melodia della voce, e si classifica come uno dei più grandi assoli di chitarra di sempre. 

Attraverso questa canzone i Nirvana hanno dato voce ad una generazione fortemente delusa dal mondo che la circondava, caratterizzata da una grande rabbia anti-sistema e da una forte dose di pessimismo verso il progresso di una società vissuta come profondamente ingiusta, alienante e basata su ideali sbagliati. 



See you the next song!

venerdì 23 settembre 2022

"Una tomba per un delfino" : il libro che ispirò David Bowie

Come già dissi in un mio vecchio articolo, sono tantissime le canzoni ispirate da libri. Ultimamente ho avuto il piacere di leggere nientemeno che il libro che ha ispirato Heroes di David Bowie, scoprendo tante curiosità sulla canzone e sul cantante stesso. 

Il libro s'intitola Una tomba per un delfino ed è stato scritto da Alberto Denti di Pirajno nel 1956. Si tratta di una raccolta di storie che l'autore ha vissuto in prima persona o che gli sono state raccontate durante il suo soggiorno in Africa come medico, tra gli anni '30 e '40. Storie a tratti mistiche in cui i protagonisti sono bambini, animali e magia. Non sono riuscita a trovare il libro intero, ma per fortuna una mia amica ha trovato sul web la storia che da il titolo al libro, ovvero quella che ha ispirato il Duca Bianco nella scrittura del testo della canzone Heroes. 

È la storia d'amore tra Camara, un ragazzo, e Shambowa, una ragazza che nuota con i delfini. Camara è follemente innamorato di questa ragazza descritta come una dea, che si tuffa nel mare per cavalcare le onde con i delfini, senza paura dei grossi pesci predatori che avrebbero potuto attaccarla nelle acque del Mar Rosso. Il narratore traduce così i sentimenti di Camara: 

« Si era sempre sentito vivo davanti al fascino della bellezza, Shambowa  [...] gli aveva insegnato a stare in armonia con ciò che lo circondava, così da godere insieme a lei fino al limite massimo di resistenza quell'estasiante sensazione per la quale la sua vita si mescolava al flusso della marea, al corso delle stelle, alla luce del cielo, al sibilo del fogliamo sotto il respiro del vento. Adesso - e soltanto adesso - capiva quanto banale fosse il mondo in cui aveva vissuto fino ad allora». 

 Un giorno Shambowa muore a causa di una forte febbre, a soffrire non è soltanto il giovane Camara ma anche il delfino che giocava insieme alla ragazza e che il giorno dopo è arrivato morente sulla spiaggia. Il ragazzo capisce che il destino del delfino era legato a quello di Shambowa quindi non lo rigetta in mare ma decide di seppellirlo vicino alla tomba di Shambowa. 

Bowie ha più volte detto di aver scritto il testo di Heroes, che inizialmente era un brano solo strumentale, dopo aver visto due persone baciarsi davanti al Muro di Berlino; siamo nel 1977 e il Muro di Berlino separa ancora tante famiglie e tante persone che si amano. 

Ma nella prefazione al libro di sua moglie, I Am Iman (2001), Bowie rivela che la canzone era ispirata al libro di cui vi ho parlato sopra, in particolare per quanto riguarda i versi "I, I wish you could swim/ Like the dolphins, like dolphins can swim / Though nothing, will keep us together /We can beat them, for ever and ever".

La moglie, Iman, ha ribadito la storia in un'intervista del 2021 a Vogue. " È un viaggio fantastico tra una ragazza - una ragazza somala come me - e un delfino", ha detto. "E questo libro è davvero speciale perché, molto prima che io e David ci incontrassimo, questo era uno dei suoi libri preferiti. E in realtà, mi ha detto che alcuni dei testi della sua canzone 'Heroes' sono stati effettivamente ispirati da questo libro."

Il libro non ha ispirato soltanto la canzone, ma anche il tatuaggio che Bowie aveva sul polpaccio, ovvero una ragazza che cavalca un delfino in un mare di ideogrammi. 


Ultima curiosità: questo libro fa parte della lista dei 100 libri preferiti da Bowie, che lui stesso aveva pubblicato su Facebook nell'ottobre del 2013. Di seguito la lista ordinata dai libri più recenti ai più vecchi.

  • The Age of American Unreason (2008) di Susan Jacoby,
  • La breve favolosa vita di Oscar Wao (2007) di Junot Díaz, Mondadori
  • La sponda di Utopia (2007) di Tom Stoppard, Sellerio
  • Teenage: The Creation of Youth 1875-1945 (2007) di Jon Savage,
  • Ladra di Sarah Waters, Ponte delle grazie 2013
  • Processo a Henry Kissinger di Christopher Hitchens, Fazi 2003
  • Il gabinetto delle meraviglie di mr. Wilson (1999) di Lawrence Weschler, Adelphi
  • A People’s Tragedy: The Russian Revolution 1890-1924 (1997) di Orlando Figes,
  • The Insult (1996) di Rupert Thomson,
  • Wonder Boys (1995) di Michael Chabon,
  • The Bird Artist (1994) di Howard Norman,
  • Furoreggiava Kafka (1993 )di Anatole Broyard, Sylvestre Bonnard
  • Oltre il Brillo Box. Il mondo dell’arte dopo la fine della storia di Arthur C. Danto, Marinotti
  • Sexual personae: arte e decadenza da Nefertiti a Emily Dickinson di Camille Paglia, Einaudi
  • David Bomberg (1988) di Richard Cork,
  • Sweet soul music. Il rhythm’n’blues e l’emancipazione dei neri d’America di Peter Guralnick, Arcana
  • Le vie dei canti (1986) di Bruce Chatwin, Adelphi
  • Hawksmoor (1985) di Peter Ackroyd
  • Nowhere To Run: The Story of Soul Music (1984) di Gerri Hirshey
  • Notti al circo di Angela Carter, Corbaccio
  • Money di Martin Amis, Einaudi
  • Rumore bianco di Don DeLillo, Einaudi
  • Il pappagallo di Flaubert di Julian Barnes, Einaudi
  • The Life and Times of Little Richard di Charles White,
  • Storia del popolo americano: Dal 1492 a oggi di Howard Zinn, Il Saggiatore
  • Una banda di idioti di John Kennedy Toole, Marcos y Marcos
  • Interviste a Francis Bacon di David Sylvester, Skira
  • Buio a mezzogiorno di Arthur Koestler, Mondadori
  • Gli strumenti delle tenebre di Anthony Burgess, Rizzoli
  • Raw (rivista di grafica) 1980-91
  • Viz (rivista) 1979 –
  • I vangeli gnostici (1979) di Elaine Pagels, Mondadori
  • Metropolitan Life (1978) di Fran Lebowitz,
  • Fra le lenzuola e altri racconti (1978) di Ian McEwan, Einaudi
  • The Paris Review. Interviste (1977)
  • Il crollo della mente bicamerale e l’origine della coscienza (1976) di Julian Jaynes, Adelphi
  • Tales of Beatnik Glory (1975) di Ed Saunders
  • Mystery train. Visioni d’America nel rock (1975) di Greil Marcus, Editori Riuniti
  • Selected Poems (1974) Frank O’Hara
  • Before the Deluge: A Portrait of Berlin in the 1920s (1972) di Otto Friedrich
  • Nel castello di Barbablù (1971) di George Steiner, Garzanti
  • Octobriana and the Russian Underground (1971) di Peter Sadecky
  • The Sound of the City: The Rise of Rock and Roll (1970) di Charlie Gillete
  • Riflessioni su Christa T (1968) di Christa Wolf
  • Awopbopaloobop Alopbamboom: The Golden Age of Rock (1968) di Nik Cohn
  • Il maestro e Margherita (1967) di Mikhail Bulgakov, Fermento
  • Journey into the Whirlwind (1967) di Eugenia Ginzburg,
  • Ultima fermata a Brooklyn (1966) di Hubert Selby Jr., Feltrinelli
  • A sangue freddo (1965) di Truman Capote, Garzanti
  • Città di notte (1965) di John Rechy, Marco Tropea Editore
  • Herzog (1964) di Saul Bellow, Mondadori
  • Puckoon,  (1963) di Spike Milligan
  • The American Way of Death (1963) di Jessica Mitford,
  • Il sapore della gloria (1963) di Yukio Mishima, Feltrinelli
  • La prossima volta Il fuoco (1963) di James Baldwin, Feltrinelli
  • Arancia Meccanica (1962) di Anthony Burgess, Einaudi
  • Nel ventre della balena (1962) di George Orwell, Bompiani
  • Gli anni fulgenti di miss Brodie (1961), Muriel Spark, Adelphi
  • Private Eye, rivista satirica britannica pubblicata dal 1961
  • La via senza testa. Lo zen e la riscoperta dell’ovvio (1961), Douglas Harding, 1961
  • Silenzio, John Cage, 1961
  • Strange People (1961), Frank Edwards
  • L’io diviso (1960), R. D. Laing, Einaudi
  • All The Emperor’s Horses (1960), David Kidd
  • Billy Liar (1959), Keith Waterhouse
  • Il Gattopardo (1958), Giuseppe Tomasi Di Lampedusa, Feltrinelli
  • Sulla strada (1957), Jack Kerouac, Mondadori
  • I persuasori occulti (1957), Vance Packard
  • La stanza di sopra (1957), John Braine, Garzanti
  • Una tomba per un delfino (1956), Alberto Denti di Pirajno
  • The Outsider (1956), Colin Wilson
  • Lolita (1955), Vladimir Nabokov, Adelphi
  • 1984 (1949), George Orwell, Mondadori
  • The Street (1946), Ann Petry
  • Ragazzo negro (1945), Richard Wright, Einaudi
  • The Portable Dorothy Parker (1944) di Dorothy Parker,
  • Lo straniero (1942) di Albert Camus, Bompiani
  • Il giorno della locusta (1939) di Nathanael West, et al. edizioni
  • Beano, (fumetto) 1938 –
  • La strada di Wigan Pier (1937) di George Orwell, Mondadori
  • Mr Norris se ne va (1935) di Christopher Isherwood, Einaudi
  • English Journey (1934) di J.B. Priestley
  • Infants of the Spring (1932) di Wallace Thurman,
  • Il ponte La torre spezzata (1930) di Hart Crane, Mauro Pagliai Editore
  • Corpi vili (1930) di Evelyn Waugh, Bompiani
  • Mentre morivo (1930) di William Faulkner, Adelphi
  • Il 42esimo parallelo (1930) di John Dos Passos, BUR
  • Berlin Alexanderplatz, (1929) di Alfred Döblin, BUR
  • Passing, (1929) Nella Larsen, Sellerio
  • L’amante di Lady Chatterley (1928) di D.H. Lawrence, Giunti
  • Il Grande Gatsby (1925) di Francis Scott Fitzgerald, Edizioni Clandestine
  • La terra desolata (1922) T.S. Eliot, BUR
  • BLAST (1914–15) di Wyndham Lewis
  • McTeague (1899) di Frank Norris
  • La storia della magia con un’esposizione chiara e precisa delle sue regole, dei suoi riti e dei suoi misteri (1896) di Eliphas Lévi, Edizioni Brancato
  • Canti di Maldoror (1869) di Lautréamont, Feltrinelli
  • Madame Bovary (1856) di Gustave Flaubert, Edizioni Clandestine
  • Zanoni (1842) di Edward Bulwer-Lytton, Ascoltalibri Edizioni
  • Inferno, da “La Divina Commedia”, (1308–21) di Dante Alighieri, Edizioni Clandestine
  • Iliade (800 A.C) di Omero, Infilaindiana edizioni
See you the next song!



lunedì 12 settembre 2022

Goodbye Queen

Queen Elizabeth II of the United Kingdom - Andy Warhol, 1985

Sarà pur nata nell'era del ragtime, ma il regno della regina Elisabetta II è cominciato con la nascita del rock 'n' roll. 

La sua incoronazione nel 1953 coincise con l'ascesa di star americane come Chuck Berry e Little Richard, che presto influenzarono gli artisti del Regno Unito che avrebbero reso la Gran Bretagna l'epicentro della musica un decennio dopo. La longeva Elisabetta, morta all'età di 96 lo scorso venerdì 8 settembre 2022, ha cominciato a solidificare il suo regno a partire dalla metà degli anni '60, proprio quando la musica britannica stava conquistando il mondo. 

Il Regno Unito stava perdendo il suo potere coloniale, ma le star britanniche, guidate dai Beatles, stavano proprio in quel momento cominciando a colonizzare la cultura globale. Da allora in poi, ondate successive di musicisti del Regno Unito hanno governato il mondo della canzone e dello stile, dai Rolling Stones e Led Zeppelin negli anni '60, al punk e new wave negli anni '70 e '80, fino ad Amy Winehouse e Adele oggi.

Anche se lontana da quell’ambiente hipster, la regina Elisabetta seppe riconoscere sin dall'inizio il potere economico e culturale della musica in Gran Bretagna. Nel novembre del 1963, tre mesi prima che i Beatles esplodessero al The Ed Sullivan Show, i Fab Four suonarono al Queen’s Royal Variety Performance, un evento di beneficenza annuale trasmesso in televisione. 

La numerosa famiglia reale apprezzò il potere giovanile delle canzoni che suonavano, come From me to you e She loves you, e rise di cuore alla famosa frecciatina che lanciò John Lennon: « Voi nei posti più economici, battete le mani» disse indicando la folla - « Il resto…scuotete i vostri gioielli».

Due anni dopo, la regina nominò John, Paul, Ringo e George Membri dell’Ordine dell’Impero Britannico. Il riconoscimento veniva conferito raramente a personaggi dello spettacolo in quel periodo, ma la regina conosceva bene la risonanza giovanile che il suo Paese avrebbe guadagnato nel rendere onore ai “ragazzi di Liverpool”.

I Beatles dedicarono anche una piccola traccia di 26 secondi intitolata Her Majesty a sua maestà la regina Elisabetta II

https://open.spotify.com/track/6UCFZ9ZOFRxK8oak7MdPZu

 Ma nel corso dei decenni, l'amore tra la musica e la monarca non è sempre stato reciproco.

Infatti, alcune delle canzoni più conosciute che fanno riferimento a Elizabeth e alla sua corona, di certo non tessono le sue lodi. Tra le più famose ricordiamo God Save the Queen dei Sex Pistols, presa in giro in stile punk dell’inno nazionale inglese e della devozione alla monarchia; e Elizabeth my dear  degli Stone Roses in cui la famiglia reale viene descritta come un parassita costoso e irrilevante. 

Diciamo quindi addio ad un'iconica regina, che nel bene o nel male ha contribuito alla diffusione della musica pop e rock britannica nel mondo. 


See you the next song!


 

 


lunedì 5 settembre 2022

Luigi Strangis - Rock, Freedom e Glam

Nel marasma di cambiamenti dovuto al mio trasferimento per lavoro in Francia, è cambiato naturalmente anche il mio modo di restare aggiornata sulle nuove uscite musicali. Non potendo ascoltare ne radio ne TV italiana in Francia, il mio contatto con la musica italiana (e non) sono i social network. Non seguivo ufficialmente il famoso talent show condotto dalla De Filippi, ma spesso mi apparivano sui social i video delle esibizioni dei ragazzi e mi soffermavo su quelli che mi attiravano di più. C'era questo ragazzo in particolare che mi intrigava molto; in ogni sua esibizione si potevano riconoscere 2 elementi fondamentali: il graffio rock della sua voce e la maestria nel suonare la chitarra. Inoltre aveva pubblicato da poco un suo brano intitolato "Partirò da zero" e io giorno dopo giorno mi ritrovavo a canticchiare questo pezzo, a voler guardare le esibizioni precedenti che mi ero persa ed aspettare trepidante le nuove puntate per poterlo risentire cantare. 

Questo ragazzo si chiama Luigi Strangis e oltre a saper cantare, a soli 21 anni, sa suonare la chitarra, il pianoforte, la batteria e il contrabbasso. Nel 2016 ha scritto e arrangiato il suo primo EP in inglese "Don't Ever Let Go" , ancora acerbo ma con dell'ottimo potenziale. 

Essendo io in primis appassionata della storia della musica, sono rimasta di stucco quando ho scoperto che ha anche un'ottima conoscenza della storia e della teoria musicale, e lo si può riconoscere dal nuovo EP "Strangis" , in cui si vede in pieno la sua anima rock grazie alla sua voce graffiante e alla costante presenza della chitarra elettrica; ma si riescono anche a percepire venature di tanti altri stili come il funk in Vivo, il blues in Riflessi o i ritmi latini in Tondo che ricordano un po' i Gipsy Kings.

Rivedo in lui tante references musicali, sia il sound che l'attitude fanno riferimento a grandi artisti come Freddy Mercury, David Bowie e Elton John. Da questi tre grandi protagonisti della musica pop e rock, Luigi prende ispirazione non solo per creare il suo look glam e per il modo di stare sul palco, ma soprattutto per portare avanti il messaggio di essere liberi, superare i propri limiti e pensare fuori dagli schemi. Nonostante ciò è originale, sa prendere esempio da quelli appena citati e da tanti altri musicisti della musica italiana e internazionale e creare uno stile tutto suo, assolutamente contemporaneo nell'immagine di se, nella scrittura e nell'arrangiamento. 

In uno scenario musicale italiano che va più nella direzione dell'indie pop e rap, lui ha riportato in scena il rock, quello fatto di chitarre elettriche e percussioni, influenzato comunque da altri generi, dove la performance è imprescindibile dalla canzone, e lo ha ampiamente dimostrato nel suo tour estivo.


Il palcoscenico è il suo habitat naturale: vivace e magnetico, scatena il pubblico nei pezzi più energici e con i suoi assoli di chitarra elettrica, ma è anche capace di emozionare gli spettatori con brani più intimi eseguiti solo con chitarra classica e voce.

Se vi siete persi i suoi concerti estivi, non disperate! Ci sono altre due date in programma a novembre, a Roma e Milano, ma non si esclude che se ne aggiungano altre in giro per l'Italia. 

Vi tengo aggiornati e nel frattempo auguro a Luigi che la musica possa sempre ispirarlo e fargli fare grandi cose, di non perdere mai la voglia di sperimentare e creare. 


See you the next song!


domenica 18 ottobre 2020

5 app musicali musicali da scoprire

Nell'infinito universo delle app che riguardano la musica ci limitiamo a scaricare sempre le stesse app mainstream: Spotify o iTunes per lo streaming player e la gestione di librerie musicali, e Shazam per rintracciare la musica in ascolto e conoscere tutte le informazioni necessarie per poter ritrovare il brano online.

Oggi dunque voglio parlarvi di 5 app musicali poco conosciute, adatte sia ai musicisti che ai semplici ascoltatori, che permettono di approcciarsi alla musica non dalla semplice prospettiva ricerca- ascolto, bensì attraverso l'interattività, il divertimento e la sperimentazione.

HUM



Il titolo di questa app, tradotto in italiano, come sostantivo significa "ronzio", mentre come verbo significa "canticchiare". Hum permette di salvare e riordinare testi e registrazioni per la creazione di nuove canzoni; collega le registrazioni ai testi in modo da poter lavorare su entrambi contemporaneamente; e inoltre permette di organizzare i testi e le melodie in base alla chiave, l'accordo e il mood.

COVE


Cove permette di creare musica strumentale da abbinare al proprio stato d'animo, per poi aggiungere questi piccoli imprint sonori in un diario privato interno all'applicazione.  L'app si basa sull'idea di terapia espressiva e ha lo scopo di aiutare le persone a esprimere le proprie emozioni in scenari stressanti in cui l'espressione verbale potrebbe non essere efficace. 

BANDFRIEND


Questa app presenta un nuovo modo di collaborare per i musicisti locali, offrendo loro una grande opportunità di suonare insieme, di creare una nuova band o anche di fare sessioni di studio insieme. L'app rileva la posizione e successivamente mostra i possibili match, dunque persone che condividono stesse o simili abilità, interessi e generi musicali. Anche se si è nuovo nell'apprendimento di uno strumento, l'app permette comunque di connettersi con gli altri per studiare e imparare lo strumento insieme. BandFriend ha anche l'integrazione con SoundCloud e YouTube che permette ai musicisti di mostrare il loro talento online e anche di guardare video e ascoltare canzoni di altri artisti nel tentativo di aiutarli a trovare il match perfetto.

LOOPIMAL

Loopimal è un app pensata per i bambini, ma d'altronde può essere usata da tutti per comporre semplici brani musicali, proprio come se stessimo usando una loopmachine. Nel mondo di Loopimal ci sono dieci animali ed ognuno suona come uno strumento elettronico, si possono scegliere uno, due o quattro animali contemporaneamente e fargli suonare la sequenza di suoni che vogliamo.

MUSYC


Musyc è un’app musicale innovativa e divertente che trasforma ogni tuo tocco in musica. Non servono tastiere né partiture: basta disegnare forme e ascoltare il brano mentre i suoni rimbalzano sullo schermo. Puoi creare musica con i 64 strumenti (suddivisi in 16 gruppi) creati e prodotti dallo studio musicale "Fingerlab", e scoprire i nuovi tool fisici e musicali disponibili in Musyc.


See you the next song!

mercoledì 30 settembre 2020

Wake me up when September ends

«Oggi è l’ultimo giorno del mese di settembre … è tempo di svegliare Billie Joe Armstrong!» dice uno dei tanti meme che ogni anno ricompaiono sui social, riferendosi alla canzone Wake me up when September ends (2005) dei Green Day. In realtà c’è poco da scherzare, poichè il significato della canzone è molto triste e riguarda la scomparsa del padre del frontman.

L’uomo morì di cancro all’esofago nel settembre 1982, quando Billie aveva solo 10 anni. Ci sono voluti molti anni prima che Billie riuscisse ad affrontare davvero il lutto e a dedicare una canzone al genitore. La canzone parla della perdita dell’innocenza, perché quando un bambino perde una figura importante nella propria vita è costretto a crescere più in fretta del previsto, invece il titolo è proprio ciò che egli disse alla madre mentre era chiuso in camera sua a piangere durante il giorno del funerale.

All’interno del testo , il verso “Seven years has gone so fast” ricorda che a sette anni dalla morte del padre, nacquero i Green Day, mentre il verso “Twenty years has gone so fast…" commemora i venti anni trascorsi dalla morte del padre. Il videoclip non combacia con la storia autobiografica del cantante, ma racconta di una storia d’amore che ha come sfondo la guerra in Iraq, dato che il brano fa parte dell’album “American idiot”, un album in cui si evince chiaramente la critica rivolta alla società americana, alle scelte politiche, alla guerra e alla forte influenza mediatica che molti cittadini subiscono passivamente. Inoltre, visto che fa riferimento al mese di Settembre, negli Stati Uniti è associata anche all’attentato alle Torri Gemelle, che come sappiamo è avvenuto l’11 Settembre 2001.

Quest’anno è stato Billie Joe a pubblicare un post con un riferimento alla canzone: negli Stati Uniti è tempo di elezioni e il frontman della band ha utilizzato il titolo del pezzo per invitare gli americani a non dormire in questo periodo, ma ad andare a votare, scrivendo “Wake Up and Register to Vote”. “La canzone dice ‘svegliami quando settembre finisce – si legge nel post – ma io prego tutti voi di svegliarvi adesso e di andare a votare […] è urgente. Questa è un’emergenza nazionale. Dobbiamo essere ben svegli da settembre fino al 3 di novembre!”.


https://www.instagram.com/p/CEm6dY5l234/?utm_source=ig_web_copy_link


 


lunedì 21 settembre 2020

Grandi musicisti a Londra

Dopo due anni di pausa rieccomi qui a scrivere di musica!

Vorrei riprendere da dove mi ero fermata, ovvero ottobre 2018, quando sono andata per la seconda volta a Londra. La prima volta ho fatto il classico giro turistico visitando i monumenti, i musei e i quartieri più famosi; la seconda volta sono ritornata con piacere in molti posti che già avevo visto ma volevo visitare di più, vedere i posti più nascosti, scoprire tante altre cose di questa città meravigliosa. Quindi, come è mio solito fare, ho cercato su internet degli itinerari alternativi, appuntandomi tutti i nuovi posti che avrei voluto visitare, di cui tre sono legati alla musica.

Dai Beatles ai Rolling Stones fino ai Pink Floyd e Amy Winehouse, Londra ha fatto da sfondo al successo di decine di artisti entrati nella storia del pop e del rock. Sono tantissimi i luoghi a Londra che raccontano storie e aneddoti di leggende della musica, purtroppo poco il tempo per visitarli tutti.

Al numero 1 di Logan Place (Kensington) c’è la famosa Garden Lodge, la lussuosissima casa che Freddie Mercury acquistò all’apice del suo successo, in cui visse fino alla morte quando la lasciò alla amica e per alcuni anni compagna Mary Austin. La casa purtroppo non è visibile dalla strada perché è circondata da un alto muro, ma è riconoscibile da una porta d’ingresso (protetta con un vetro dagli atti di vandalismo) su cui è riportato il nome “Garden Lodge”.


Berwick Street, nel quartiere di Soho, è la strada fotografata nella copertina del secondo album degli Oasis: “(What's the Story) Morning Glory?”. 
Per illustrare la copertina la band scelse l’agenzia Microdot Sleeve di Brian Cannon, che già aveva realizzato l’artwork dell’album di debutto. A differenza della cover del primo LP, che raffigurava l’interno di un’abitazione, la foto di copertina di “(What’s the Story) Morning Glory?” doveva rappresentare l’indole urbana del disco.



              (1995)                                                                     (2018)

Gli Oasis girovagarono per intere settimane alla ricerca della location perfetta, alla fine la scelta cadde su Berwick Street per due motivi:  le attività commerciali che vi si affacciavano erano (e vi sono ancora) maggiormente un negozio di dischi, tra cui Reckless Records e Sister Ray; inoltre, la strada che interseca Berwick Street si chiama Noel Street. Le due persone presenti nella foto non sono i fratelli Gallagher, ma sono Brian Cannon (di spalle) e il dj Sean Rowley. Per diverse ore Brian e Sean camminarono avanti e dietro, stando attenti a schivare i furgoni della frutta che passavano continuamente per l’allestimento del mercato ortofrutticolo, mentre Spencer Jones scattava le foto. Il servizio iniziò alle 5 del mattino e si concluse intorno alle 8:00 e delle circa trenta foto scattate a diventare la copertina dell'album fu la prima foto ad essere scattata. 

Infine non poteva mancare Abbey Road. Da anonima strada di Londra, è diventata nel 1969 tappa fissa dei fan dei Beatles, quando il fotografo Ian MacMillan decise di scattare lì una foto dei quattro membri della band che attraversavano le strisce pedonali. L’iconico scatto divenne poi la copertina del 12° album dei Beatles che prende il nome della strada e contiene capolavori come Come Together, Here comes the sun e Something. Abbey Road è stata nominata luogo protetto dall’English Heritage e ospita lo studio di registrazione Abbey Road Studios (ancora oggi attivo).



( Ed ecco il mio misero tentativo di riprodurre lo scatto cercando di non farmi prendere dalle macchine)






See you the next song!

lunedì 24 settembre 2018

Urban Strangers / U.S - Recensione


“Tienimi pronto a decidere, non posso respingere ciò che mi resta da scrivere” è il verso con cui si apre U.S., il terzo album degli Urban Strangers, il duo elettro-pop campano che ha partecipato alla 9° edizione di X-Factor.  Dopo 2 album (Runaway e Detachment) scritti interamente in inglese, Alessio Iodice e Gennaro Raia compongono 10 canzoni in italiano, un approdo naturale per loro al quale però sono arrivati non senza i dubbi e le paure di chi sta per affrontare una nuova sfida, come viene raccontato nel 1° brano “Non So”. Cambia la lingua e cambiano i temi, si tratta di un album più romantico rispetto al precedente, ma di un romanticismo in senso ampio: l’amore, l’affetto e la preoccupazione non soltanto verso la propria compagna o il proprio compagno, ma soprattutto nei confronti della famiglia e degli amici. Il tema della fiducia è presente in quasi tutti i brani nelle sue diverse sfaccettature: l’incapacità di fidarsi dell’altro, al contrario, la volontà di affidarsi all’altro ed infine la sicurezza di poter essere qualcuno su cui contare. Ma non cambia lo stile: una continua ricerca di suoni che rendono la loro musica “internazionale” e di parole che non risultano mai banali.
Seguendo la tracklist il 2° brano che troviamo è “Lasciare Andare”: un pezzo con influenze Funky e quindi più dinamico, che si può leggere come un invito a conoscere un po’ meglio chi ci sta attorno, evitando di dare giudizi affrettati.
Quasi come il continuo di una frase “Non So” “Lasciare Andare”, ecco che arriviamo al 3° brano “I sensi e le colpe”. Ritornano ad una sfera più intima, parlando di una storia che evolve, in cui inizialmente si ricordano le piacevoli sensazioni di un tramonto insieme ma poi arriva il punto in cui ci si sente in colpa per quel qualcosa che è andato storto e che porta quasi ad un irreparabile fine. Il brano sembra finire al minuto 4.18, ma sono fondamentali gli ultimi 28 secondi di sola musica che ci trasportano in una dimensione onirica.
4° brano “Unico Ricordo”: i grandi protagonisti di questo brano sono la chitarra acustica e il silenzio che mettono in risalto le loro capacità vocali e di armonizzazione, qualità da sempre apprezzate dal pubblico sin dai tempi di X-Factor.
Il 5° brano è “Stare Calmo”, anch’esso romantico, caratterizzato da suoni ricercati ma non eccessivi che in connubio con la voce ti immergono in un racconto, creano un’atmosfera molto intima e confidenziale.
Immaginate ora di essere in una discoteca anni ’80, la sala è buia e illuminata solo dalle luci stroboscopiche blu e viola. Ed ecco che parte “Nel mio giorno migliore” e siete trascinati dal suo ritmo incalzante in cui è inconfondibile il suono della tastiera. Sembra di essere trasportati in un’altra epoca … ”nello spazio dove il tempo non mi pesa mai”.
“ Non andrò via “ è il 7° brano nell’ordine della tracklist, ma il 2° singolo che ha anticipato l’uscita dell’album. La canzone parla delle responsabilità che si hanno nei confronti della propria famiglia quando si cresce e si diventa adulti, della presa di coscienza del cambiamento e quindi del ruolo che si assume nei riguardi dei genitori. Nel video (Non andrò via - Urban Strangers) ci sono dei ragazzi che corrono bendati, alcuni si fermano per strada e gli unici due che sono arrivati alla fine della corsa sono quelli che si sono fidati l’uno dell’altro.
Nell’8° brano, “Sono io?”, si riprende la tematica elettronica, accompagnata da accordi di piano di fondo che portano avanti la melodia. Nei temi molto vicino all’album precedente “Detachment”, un continuo porsi domande sul chi si pensa di essere, come si appare alla società e cosa la società si aspetta da noi. Interessanti sono le voci distorte di sottofondo che enfatizzano il senso di confusione.
“Crisi astronomiche” è un titolo che attira subito quanto la canzone. Si parla di crisi generazionali, un senso di disagio che accomuna un po’ tutti i ragazzi della loro età, nel rapporto con se stessi e con gli altri. La voce leggera simula una calma apparente e la musica dal ritmo incessante cela l’agitazione e le ansie personali.
Ultimo brano ma non per importanza: “Tutto Finisce”. La canzone dal titolo iconico è caratterizzata da un sound molto vicino alla musica trap, ma completamente distante dai temi di quest’ultima.
Ascolto gli Urban Strangers e ho assistito a più di un concerto loro da ben 3 anni. Mi piace la loro musica non solo perché è originale come la musica di pochi altri artisti in Italia, sono capaci di raccogliere le influenze di generi anche opposti tra loro come Hip Hop e musica ambient, con venature a volte pop e a volte funky, una solida base elettronica e soprattutto la costante unplugged  per creare appunto un sound unico; ma soprattutto perché nei loro testi mi ci sono spesso ritrovata, essi si pongono continuamente domande in un mondo in cui è effettivamente difficile trovare delle certezze.
Bene, se siete arrivati fin qui ora non vi resta che fare una sola cosa: andare su qualsiasi piattaforma musicale (Spotify, Deezer ecc.), premere PLAY e lasciarvi trasportare dalla musica degli Urban Strangers.


Un ringraziamento speciale a Maria che mi ha supportato nella descrizione tecnico-musicale.

domenica 12 agosto 2018

Rose, Vino e Jazz


Da perfetto copione di un film, l’apoteosi di un appuntamento romantico è un piccolo ristorante con pochi tavoli, luce soffusa, buon vino ma soprattutto ottima musica. Un jazz leggero, di sottofondo, che lascia lo spazio a piacevoli conversazioni; uno smooth jazz come quello che ci propone Mario Simposio nel suo album “Bread, Wine and Roses”.
Dopo essersi affacciato alla finestra del jazz nel 2015 con l’EP “Un Simposio in Jazz”, Mario Manzi, in arte Mario Simposio ritorna sulla scena musicale il 14 maggio 2018 con l’album “Bread, Wine and Roses”, prodotto da Sonora Record e distribuito da Impronte Sonore.

In un caldo pomeriggio di agosto ho avuto il piacere di fare quattro chiacchiere con Mario per conoscere meglio il suo progetto musicale.

Da sempre il jazz è considerato un genere d’élite, poco diffuso dai mass media come radio e televisione. Come ti sei avvicinato a questo genere e perché hai scelto Simposio come nome d’arte?
Suono la chitarra da quando ero un ragazzino e i miei generi preferiti erano il rock e il rhythm & blues, da li poi sono passato ad ascoltare il blues ed infine il jazz, prendendo ispirazione da grandi musicisti come West Montgomery e George Benson. Inoltre, prima di inoltrarmi in questo progetto da solista facevo parte di un gruppo, gli ODISSEO 23, con i cui facevo reinterpretazioni in chiave jazz, blues e bossa nova di pezzi napoletani, italiani e stranieri.
Per quanto riguarda il nome, ho scelto Simposio perché volevo desse un’idea di una musica di sottofondo, non un’esibizione dominante da concerto. Il progetto deve dare sempre il senso del bere assieme, della serata, del momento in cui ci vuole un sottofondo che non deve essere pesante. Infatti cerco sempre di mantenermi su volumi medi per non essere invasivo … altrimenti finisce il simposio!

Appunto, la serata romantica è quello che traspare sia dalla copertina che dal titolo “ Bread, Wine and Roses”. Come si articola questa serata secondo la tua musica?
Essendo un simposio il mio progetto, ho cercato di descrivere tutti i momenti tipici di una cena romantica. L’album infatti si apre con Fun che è un pezzo dinamico, allegro, che indica l’inizio della serata in cui si comincia a chiacchierare; e si chiude poi con una classica ballad jazz, The Last Glass of Wine, che riprende l’immagine della copertina: gli ultimi pezzetti di pane con il vino, il bicchiere semivuoto e le rose che danno l’idea del finale della cena romantica. Nel mezzo ci sono tanti brani che alternano momenti più tranquilli a quelli più briosi. 

Nel disco si sente molto la nota blues, soprattutto in Blues Dialogue, che vede la partecipazione di Myhoo. Di che tipo di dialogo si tratta?
Si tratta di un blues classico, sembra quasi un pezzo di BB King. È un pezzo in cui ho pensato di dialogare con un artista che ha uno stile diverso dal mio, essendo lui principalmente un cantautore. Quindi ho deciso di fare questo botta e risposta in cui nell’ultima parte suoniamo alternati. È un modo diverso di approcciarsi allo stesso genere che è il R&B da parte di due chitarristi che vogliono essere complementari in questo pezzo, non proprio così opposti.

"Bread, Wine and Roses" si presenta come un album fatto da brani eterogenei, che mettono in risalto le capacità di Mario Simposio di passare con disinvoltura dalla classica ballad jazz a sonorità folkloristiche e gipsy. Un simposio di suoni che accompagna gli innamorati. 



mercoledì 1 agosto 2018

Il Museo dei Suoni in Via d'Estinzione


Te lo ricordi il sibilo di un modem analogico o il suono di una videocassetta che si riavvolge? I tempi cambiano e quelle piccole cose che una volta erano parte della nostra vita quotidiana sono diventate improvvisamente trascurabili. Per i nostalgici dei suoni della propria giovinezza, è una sorta di sicurezza sapere che si possono riascoltare al "Museo dei Suoni in Via d'Estinzione" (The Museum of Endangered Sounds), un sito internet che si occupa di preservare quei suoni che pensavamo non avremmo mai più potuto risentire.
Tutto nasce da un viaggio in auto. Il fondatore del sito, Brendan Chilcutt, era fermo ad un semaforo e l'unico suono che percepiva era il ticchettio di qualcuno che stava digitando un messaggio sul suo smartphone, questo gli ha fatto riflettere sul fatto che la nuova tecnologia è sempre più silenziosa. 
Affezionato alla sinfonia di accensione di Windows 95, alla suoneria dei primi telefoni Nokia, a tutti quei suoni e rumori che hanno caratterizzato la sua infanzia e adolescenza, ma soprattutto per paura di dimenticare questi ultimi decide di aprire nel 2012 un museo virtuale dei suoni. 
 Il sito è attualmente visitabile e si possono ascoltare ben 33 tracce, inoltre vi è una breve presentazione del museo in basso nel sito in cui Brendan invita chiunque a contattarlo nel caso in cui volesse arricchire la sua collezione di suoni. 



See you the next song! 

mercoledì 18 luglio 2018

Farcisentire Festival 2018

I pendolari dell'area vesuviana ormai ci hanno fatto l'abitudine ai disagi della Circumvesuviana e proprio perché quest'ultima è il setting di questo articolo ... non poteva che uscire in ritardo!
Ma alla stazione della Circumvesuviana di Scisciano, da ben 13 anni, nel mese di luglio c'è un appuntamento puntuale: il Farcisentire Festival!

Organizzato dall'associazione Arcifelix, il Farcisentire si può definire un festival della musica "indie", inteso nel senso originario del termine ossia "indipendent", fuori dall'orbita delle grandi industrie musicali. Infatti sin dalla prima edizione sono saliti sul palco di Scisciano cantanti come Motta, Marlene Kunz, Marta Sui Tubi, Gnut, Pertubazioni: artisti all'epoca emergenti e che ora hanno un discreto successo a livello nazionale.
Quest'anno tra gli headliner dei tre giorni c'erano: Colapesce (6 luglio), Pinguini Tattici Nucleari (7 luglio) e Galeffi (8 luglio).
Io ho assistito al concerto del 7 luglio, per cui vi parlerò dei Pinguini Tattici Nucleari e delle altre due band che si sono esibite durante la serata, gli Ephimera e i Dunk.

I primi ad esibirsi sono stati gli Ephimera, band avellinese di stampo rock che porta sul palco brani tratti dall' EP "Shhh" pubblicato nel 2012 e dall'album "Ora o mai più" del 2017. Amore e rabbia sono i sentimenti che si percepiscono dalla voce tagliente della frontwoman Serena Iarrobino.

Subito dopo salgono sul palco i Dunk. Il supergruppo formato dai fratelli Ettore e Marco Giuradei Voce e Chitarra, Tastiera) insieme a Luca Ferrari (Batteria) dei Verdena e Carmelo Pipitone (Chitarra) dei Marta Sui Tubi,è originale non solo nel sound e nei testi ma anche nella postura scenica. Infatti Carmelo e Marco, le due chitarre, erano posizionati l'uno di fronte all'altro ai lati del palco, lasciando al pubblico un'ampia visione della batteria e della tastiera. Un'ora di punk rock intenso, virtuosismi di chitarra e batteria, e testi cantautorali ermetici.

Per finire, i Pinguini Tattici Nucleari scatenano il pubblico di Scisciano. Gli irriverenti ragazzacci di Bergamo possono essere considerati i degni eredi degli Elio e le Storie Tese; i loro testi ironici e talvolta pungenti spaziano tra generi diversi come il pop, il folk, il rock e il raggae. I ragazzi interagivano spessissimo con il pubblico, creando tra una canzone e l'altra sketch inverosimili, come quando hanno chiesto al pubblico di accovacciarsi per terra per poi esplodere saltando "perchè lo abbiamo visto fare agli Slipknot" oppure quando hanno cominciato a cantare le canzoni della chiesa versione rock. Senz'altro un gruppo che ha fatto divertire molto, ma del quale non si può non tener conto soprattutto dell'alta qualità tecnica e di scrittura. 

Conoscevo l'esistenza di questo festival già da qualche anno, ma questa è stata la prima volta a cui vi ho assistito. Di sicuro ci ritornerò volentieri anche gli anni prossimi e consiglio anche a voi di andarci sia per conoscere nuova musica (oltretutto gratuitamente perché l'ingresso è libero) sia per la piacevole location con stand culinari e merchandising allestiti ad hoc per l'evento.  

See you the next song!

Le origini di Carol of the Bells

  Per molto tempo ho creduto che Carol of the Bells fosse un tipico canto natalizio americano, nato tra le atmosfere radiofoniche degli ann...